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È QUESTO IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI?

Editoriale

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Una costante degli uomini di ogni tempo,
quella di volere un mondo migliore di quello in cui vivono.

Un istinto
perfezionista che accomuna e connette tra loro tutti gli esseri umani da quando
sono apparsi sulla Terra e che li ispira nella loro evoluzione e in quella di
tutto il genere umano. È soprattutto grazie a questa potente spinta
che la nostra specie è in cammino da oltre 2 milioni di anni.

Il mondo si spinge in avanti. Tra alti e
bassi ed in modi diversi, lavora costantemente per costruire e accrescere il suo
benessere, anche quando questo processo si manifesta meno visibilmente o sembra
inciampare in errori o addirittura regredire. Stare bene però non equivale ad
avere sempre di più ma soprattutto comprendere e partecipare alla realizzazione
di ciò che avanza e ci circonda e cogliere il valore della propria presenza, in
sé stessi e nell’ambiente. La percezione di benessere è in costante e
fluttuante evoluzione, insieme a noi e alla nostra soddisfazione. La distanza
tra ciò che sentiamo di essere e ciò che vorremmo diventare determina il grado
del nostro appagamento.

Se osserviamo il mondo con lo sguardo allargato
della storia, non possiamo non accorgerci di quanto il genere umano progredisca
in quasi tutti i campi, soprattutto nella sua dimensione sociale, in costante evoluzione verso livelli più
elevati di complessità. A mano a mano che gli esseri viventi accrescono le relazioni
fra di loro, i loro meccanismi di interazione diventano
progressivamente più profondi ed articolati, assumono forme sempre più organizzate e prolifiche, aumentando
la loro coscienza e l’unità. Le dinamiche individuali
di genere, di razza o di personalità lasciano sempre di più il posto a quelle
condivise. Siamo sempre meno singoli in cammino e sempre di più un popolo in
marcia. A volte la ricerca della soddisfazione personale ci fa perdere di vista
questo e ci getta nello sconforto di chi si sente da solo a coltivare il
giardino del mondo.

L’organizzazione della società è oggi talmente interdipendente e
complessa che gli esseri umani non possono più fare a meno l’uno dell’altro.
Nessun uomo da solo potrebbe costruire un telefonino o un’auto. Al contempo ben
pochi sarebbero in grado di provvedere da soli al proprio sostentamento. Tutto
è ormai il frutto di una collaborazione ordinata, di comportamenti condivisi,
di meccanismi di fiducia e di compromessi diffusi. Il fragore del mondo che
cresce, condivide e matura è udibile e portentoso.

Come una falena che vive poche ore, a
volte però, tendiamo a giudicare il mondo per quel poco che abbiamo visto e a
cadere in conclusioni generali e pessimiste. Cerchiamo troppo insistentemente
l’errore dimenticandoci che è il rimedio che porta avanti le cose, ci
disperiamo per ciò che finisce e non sorridiamo perché è accaduto. Cediamo alla
logica della paura nel futuro, dimenticandoci che da milioni di anni ogni cosa
ha comunque sempre trovato il suo posto e che le sofferenze vengono
continuamente sopravanzate da continue vittorie nei loro confronti. Con questa visione, la realtà
non potrà che apparirci deformata e pertanto sempre più incomprensibile ed assurda.
A volte perdiamo così tanto tempo a
rimpiangere, a criticare e a cercare di correggere quello che non capiamo del
mondo che rischiamo di non avere più tempo per osservare come sta andando e per
goderci lo spettacolo.

È giusto non rinunciare mai a
migliorarsi ma la sana inquietudine per il bello non si deve trasformare in
bellicosità. Non confondiamo i limiti del mondo con i limiti della nostra
capacità di comprenderlo. Il mondo non ci deve nulla, era qui già prima di noi.
Evolversi non significa pretendere un cambiamento che soddisfi la nostra voglia
di stare meglio ma raggiungere un compromesso evolutivo tra il mio benessere e
quello del resto del mondo. Accettiamo i confini delle nostre possibilità e
amiamo il mondo come è. Ritroviamo i nostri occhi fiduciosi di bambino e
abbracciamo con entusiasmo il mondo e quello che ci offre. Il migliore dei
mondi possibili è oggi… ma domani sarà ancora meglio.


Luca
Streri


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