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MARCO BERRY

per la campagna per la Parità di Informazione Positiva #mezzopieno

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Conduttore televisivo e ideatore di programmi televisivi. È stato tra i pionieri del programma tv Le Iene ed ha lavorato alla creazione e alla conduzione di molti format televisivi tra cui Invisibili, Invincibili e Vivo x miracolo, in cui ha dato voce a storie di senzatetto, esclusi e persone ai margini della società.


 

Qual è il ruolo dell’informazione sul benessere della società?

L’informazione ha sempre una responsabilità sul mondo di chi legge. Si può fare un copia e incolla come alcuni
fanno oppure fare buona informazione come molti giornalisti che conosco che danno un contributo di coraggio e di stimolo. Un pezzo scritto male, non solo annoia ma fa perdere tempo e voglia a chi legge e toglie senso al lavoro di chi lo scrive. Si può e si deve sempre fare di meglio.

 

Può il giornalismo rappresentare uno strumento per aumentare la fiducia e ridurre la conflittualità?

Una buona informazione può fare la differenza. Raccontare una bella storia può accendere la passione e spingere altri a fare la differenza e a cercare di essere migliori.

 

Cos’è per lei una buona notizia?

Una buona notizia diventa tale quando qualcuno si è messo a disposizione degli altri, quando qualcuno si è preso la briga di mettersi in gioco per un altro. Quando si è fatto qualcosa per gli altri senza che nessuno lo chiedesse. Per essere buona una notizia deve incuriosire, deve essere vera e positiva. Un racconto positivo dovrebbe trasmettere delle emozioni e permettere a queste di fare la loro strada nelle persone per cambiarle intimamente.

 

Qual è il suo contributo per una buona informazione?

Io mi definisco un cialtrone nel mio lavoro, uno che cerca di raccontare delle storie da un punto di vista diverso. Mi impegno per indagare, scoprire persone e situazioni che fanno la differenza e mostrarle al mondo, senza filtri e accendendo la curiosità. Provo a fare la differenza per almeno una persona, mi basta questo. Quando cerco una
storia devo innamorarmene e questo spero che ottenga di farne innamorare anche chi ne viene a conoscenza tramite i miei programmi. Faccio solo cose in cui credo e non accetto compromessi.

Ho fatto Invisibili, un programma andato in onda due stagioni su Italia 1 che portava al grande pubblico storie di persone dimenticate. In quel periodo i ragazzi mi fermavano per strada dicendomi grazie “guardo la vita in modo
diverso”. Purtroppo un programma così non vendeva pubblicità e gli inserzionisti non amavano sponsorizzare i loro prodotti a fianco di storie così dolorose, quindi la trasmissione non si sosteneva economicamente, ma capisco questa scelta. Dovrebbe essere un programma fatto dalla televisione di stato.


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© MEZZOPIENO NEWS | TESTATA REG. TRIB. TORINO 19-24/07/2015
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