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SARA FORNARO

per la campagna per la Parità di Informazione Positiva#mezzopieno

Giornalista e scrittrice, caporedattrice di Città Nuova e della rivista per bambini Big. Si occupa da sempre delle dinamiche della società e del suo benessere.


 

Qual è per lei il ruolo dell’informazione sul benessere della società?

I mezzi di comunicazione e i social network ci aiutano a tratteggiare l’immagine del mondo in cui viviamo e questa rappresentazione influenza fortemente la nostra idea della società. Se i media propongono una società egoista, violenta, razzista, il cittadino sarà portato a credere che quella sia la verità. Avrà paura, alzerà barriere e questo avrà conseguenze sul suo comportamento. Se, invece, si presenta il positivo che pure c’è in ogni evento, il cittadino si sentirà rinfrancato, avrà modelli positivi da imitare, avrà un motivo per sperare in una società migliore, e questo contribuirà ad innalzare la qualità della vita sua e di chi gli sta vicino. Non si tratta di mentire o di edulcorare i fatti, ma solo di guardare la realtà da un’altra prospettiva.

 

Cos’è per lei una buona notizia?

Una buona notizia deve essere innanzi tutto vera. Non deve ignorare i fatti drammatici che accadono, deve guardare dentro gli eventi e aiutare ad andare oltre. Deve aiutare a dare un senso alla realtà e a credere, nonostante tutto, negli altri. Deve contribuire a creare ponti tra persone e culture. Papa Francesco parla di notizie che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza, che mettono in luce il buono presente in ogni dramma. Potrebbero essere questi gli elementi essenziali per ogni notizia che aiuti a costruire e non a distruggere.

 

Può il giornalismo rappresentare uno strumento per aumentare la fiducia e ridurre la conflittualità?

Le buone notizie possono sicuramente aiutarci ad avere più fiducia nell’altro, financo nelle istituzioni pubbliche, presentando modelli di comportamento e di governo efficienti – ci sono! -, e pratiche positive. Non bisogna dimenticare, però, l’espressione anglosassone “watchdog journalism”, che indica la funzione di controllo che il giornalismo dovrebbe avere nei confronti dei poteri forti. Se un giornalista fa bene il suo mestiere, può diventare scomodo per chi comanda. Ma in quel suo lavoro di controllo, svolge un servizio indispensabile per i cittadini e per le istituzioni stesse. Io sono contraria ad esagerazioni, offese, stravolgimenti e mezze verità. La realtà dei fatti è sufficiente. Se si rispetta l’altro come persona, pur non tacendo sui reati che ha commesso, si può contribuire a ridurre la conflittualità sociale.

 

Qual è il suo contributo per una buona informazione?

Nella redazione di Città Nuova cerchiamo innanzi tutto di approfondire le notizie, anche con l’aiuto dei nostri collaboratori locali e dei corrispondenti esteri o ricorrendo ad esperti che possano aiutarci a parlare, di ogni fatto, in modo chiaro e semplice. Ogni lettore ha il diritto di capire cosa succede e di ricevere un’informazione adeguata. Cerchiamo anche di ascoltare le richieste dei lettori, di interpretare i loro bisogni, per essere vicini a loro, per aiutarli a leggere i fatti di ogni giorno nell’ottica della fraternità universale. Questo, naturalmente, non significa tacere su ingiustizie e illegalità o su decisioni e iniziative che riteniamo negative o controproducenti per la società.

 

Cosa vuol dire per lei vedere il bicchiere mezzo pieno?

Quando si vedono scorrere davanti ai propri occhi, ogni giorno, tutti i giorni, fatti di cronaca, conflitti e ingiustizie terribili, si rischia di assuefarsi. Vedere il bicchiere mezzo pieno per me significa continuare ad indignarmi ogni giorno, cercare di capire, approfondire, allargare i miei orizzonti e cercare di offrire con il mio lavoro un servizio utile, affidabile, ai lettori. Significa aprirsi ad altri punti di vista e continuare, sempre, ad avere fiducia nell’uomo e nelle sue sorprendenti ed infinite possibilità.


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© MEZZOPIENO NEWS | TESTATA REG. TRIB. TORINO 19-24/07/2015
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