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SALVA L’AZIENDA CHE LO HA LICENZIATO E RIASSUME I COLLEGHI

Il sistema è crudele: se perdi il lavoro a cinquant’anni sei finito.

È un’assurdità e l’abbiamo dimostrato”. Inizia
così il suo racconto Enzo Muscia, ex direttore commerciale della filiale
italiana di Anovo, multinazionale specializzata nei servizi post vendita di
apparecchiature elettroniche, con oltre 5.000 dipendenti in tutta Europa.

Nel
2011, il fallimento della filiale di Saronno e l’affidamento al curatore
fallimentare il quale, in assenza di acquirenti interessati alla
ricapitalizzazione, licenzia i 320 dipendenti.

È allora che Enzo Muscia decide
di mettersi in gioco e, in assenza di banche disposte a fargli credito, ipoteca
la sua casa ed investe la liquidazione per riacquistare la sua vecchia azienda
dove ha iniziato a lavorare 26 anni fa come tecnico elettronico. “Siamo così riusciti a ricomprare le
attrezzature, ottenere le certificazioni e riaprire la sede operativa
”,
dice Muscia, oggi amministratore unico della nuova società. La nuova impresa è
ripartita con 8 dipendenti, ex colleghi richiamati da Muscia, che oggi sono
diventati più di 40.

Il fenomeno dei cosiddetti workers buyout, ovvero
l’operazione di acquisto di una società realizzato dai dipendenti dell’impresa
stessa, è nato negli Stati Uniti e si sta diffondendo in Italia. Sono già 36 i
casi di piccole aziende “salvate” dai dipendenti. Per lo più localizzate in Toscana ed Emilia,
occupano vari settori del manifatturiero e dei servizi e, per
ripartire, adottano sovente lo strumento della cooperativa.


Fonte: A Novo Italia; Il Corriere della Sera

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