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MAURIZIO LOZZI

per la campagna per la Parità di Informazione Positiva #mezzopieno

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Giornalista pubblicista, consigliere regionale dell’Ordine Giornalisti del Lazio. Docente universitario in scienze sociali e della comunicazione, ha fondato e presiede CONSCOM, il Registro Nazionale Sociologi e Consulenti della Comunicazione, la prima Università Popolare per le Scienze sociali e della Comunicazione e l’Osservatorio Nazionale sulla violenza scolastica. Ha scritto diversi libri e saggi per editori nazionali e stranieri.


 

Qual è per lei il ruolo dell’informazione sul benessere della società?

Quello in cui viviamo oggi è un sistema sociale che sta vivendo un processo di continuo mutamento nell’informazione e che, personalmente, da Sociologo e Giornalista, definisco “mediamorfosi”. È un fenomeno che orienta purtroppo a consumare più velocemente possibile l’informazione, come fosse un oggetto a scadenza prefissata, anziché educare invece ad un rallentamento dei ritmi per potersi dedicare così con più tempo a spazi di approfondimento e di riflessioni. Ormai la stragrande maggioranza delle persone usa solo “macchine” tecnologie per informarsi e se lasciamo che siano solo queste a governare la nostra vita, dato che fanno parte di sistemi intenzionalmente progettati dalle “big companies” per distrarre e non per informare, non troveremo più contenuti nei media per tornare a ragionare e a considerare invece l’informazione come quella necessaria fonte sorgiva, non inquinata, a cui tornare ad abbeverarsi con piacere.

 

Cos’è per lei una buona notizia?

È qualcosa che riesce a nutrire positivamente l’essenza intima di ogni lettore. Però per quanto dotato e intelligente possa essere il pubblico dei media, se ogni giorno ascolta, legge, vede, clicca o condivide contenuti futili, finisce per assumere modelli di comportamento non più riflessivi, ma assolutamente sterili. E questo è purtroppo il terreno congeniale per i “top players” editoriali, perché così possono continuare a riempire il vuoto, in cui non esiste più spazio per buone notizie, con tutte le seduzioni possibili dell’“infotainment” e non dell’informazione.

 

Può il giornalismo rappresentare uno strumento per aumentare la fiducia e ridurre la conflittualità?

Ovvio che sì! Ma non può essere un giornalismo “del coro” o “della casta”. Basta con queste strutture a dominanza ormai fuori dal tempo. Il giornalismo deve ritornare alle sue origini, anche utilizzando le nuove
tecnologie. Queste possono dare sicuramente più eco a forme di giornalismo partecipativo che, nascendo dal basso, torni ad essere una missione e non un “mestiere”. Di mestieranti nei media è pieno di “cori” e, per quanto negativo sia a mio avviso il panorama, il mutamento “mediamorfico” in atto assicura ancora spazi per nuove creatività. Alimentando queste, si riapre spazio alla fiducia e possono diminuire le conflittualità. Questa è la vera missione, non può infatti essere un “mestiere”.

 

Qual è il suo contributo per una buona informazione?

Essendo Sociologo oltre che Giornalista, sia in ambito universitario che nelle scuole o in contesti pubblici e privati, ho proposto progetti per lo sviluppo di gruppi di miglioramento relazionale e benessere organizzativo, incoraggiando riflessioni sul rallentamento dei ritmi di relazione proprio stimolando attenzioni nell’uso delle parole. Esiste, infatti, un ambito poco noto che è quello delle parole evocative che, persino nel giornalismo, è in grado di favorire la produzione positiva di nuove grammatiche del racconto. Bisogna però essere capaci di guardare oltre i propri steccati e di rallentare i propri ritmi di relazione e, nella scrittura invece, quelli di
concentrazione. La fretta, si sa, è sempre stata una cattiva consigliera.

 

Cosa vuol dire per lei vedere il bicchiere mezzo pieno?

È una suggestiva visione metaforica, molto vicina al mio motto che è: “Continuare a crescere!”. Il mezzo pieno indica che esistono sempre possibilità – meglio se positive – per colmare i vuoti. Ma questa è una capacità possibile da esercitare solo sapendo valorizzare tempo e pazienza. Peccato che quest’ultima, in troppi – specie nell’attuale mondo del giornalismo – fanno sempre prima a perderla che a trovarla!


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© MEZZOPIENO NEWS | TESTATA REG. TRIB. TORINO 19-24/07/2015
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