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L’ORIENTAMENTO SESSUALE NON DISCRIMINA AL LAVORO

La Corte Suprema Statunitense ha dichiarato illegale il
licenziamento motivato dall’orientamento sessuale del dipendente. È una
vittoria per i diritti LGBTQ+ e la notizia è arrivata inaspettata: la Corte
Suprema, conservatrice, ha infatti approvato la mozione con una maggioranza
schiacciante, affermando che, in applicazione del Titolo VII della legge sui
diritti civili, l’appartenenza ad un sesso non può essere una discriminante per
l’assunzione, o il mantenimento del posto di lavoro. Il giudice Neil Gorsuch ha
infatti dichiarato: “un datore di lavoro che licenzia un individuo per essere
omosessuale o transgender, licenzia quella persona per tratti o azioni che non
avrebbe messo in discussione nei membri di un sesso diverso. Il sesso
svolge un ruolo necessario e non trascurabile nella decisione, esattamente ciò
che il Titolo VII vieta.”

La sentenza appare ancora più significativa nel contesto di incertezza che sta colpendo i diritti LGBTQ+ in tutto il mondo e negli
USA in particolare. Come afferma Sarah Kate Ellis, presidente
dell’organizzazione LGBTQ+ GLAAD: “In un momento in cui
l’amministrazione Trump sta ritirando i diritti delle persone transgender e la
violenza anti-transgender continua ad affliggere la nostra nazione, questa
decisione è un passo verso l’affermazione della dignità delle persone
transgender e di tutte le persone LGBTQ+”.

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Fonte: NY Times – 15 giugno 2020

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