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PAOLO GIACOVELLI

per la campagna per la Parità di Informazione Positiva #mezzopieno

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Editore, ha fondato “Il Gazzettino della Valle d’Itria” e “Il Gazzettino della Domenica Sport” . Nel 2015 ha fondato la casa editrice “Giacovelli Editore” e dal 2017 è proprietario di una libreria indipendente nel centro storico di Locorotondo (BA).


Qual è per lei il ruolo dell’informazione sul benessere della società?

L’informazione dev’essere innanzitutto trasparente, anche se purtroppo, guardando attraverso i social già esistenti, non è così. Fortunatamente c’è la libertà, il problema però è che chi crea queste informazioni a monte fa già un errore: le notizie troppo negative come le uccisioni, arresti, carcere, droga vengono messe in risalto perché creano notizia. Le cose belle vengono messe in basso, a destra, in un piccolo quadratino perché non “fanno tanta notizia”. E questo è un problema che fa danni. Secondo me crea un appiattimento sociale sia tra le generazioni giovani, ma a qualsiasi età. Personalmente ho smesso di guardare la televisione perché trasmettevano solo cose negative e mi dicevo “è impossibile che non ci siano persone brave che fanno del bene, delle associazioni”, ci sono. Il problema è che anche chi fa del bene ha paura di essere attaccato perché pensa che: “è una cosa molto sensibile, non bisogna parlarne”, “il bene si fa in silenzio” o “queste cose non vanno pubblicate”, hanno modificato il nostro modo di pensare a tal punto che anche noi che facciamo del bene ci limitiamo nel pubblicizzarle e nel promuoverle. Il mondo dell’informazione è così pieno di croste che è difficile
pulirlo e sistemarlo.

 

Cos’è per lei una buona notizia?

Sono svariate: dal ragazzo che aiuta una signora anziana ad attraversare la strada, alla pulizia di un territorio dei
mozziconi lasciati a terra. Possono essere piccole azioni o grandi come la donazione di un’ambulanza ad un’associazione di volontariato. Anche se penso che sia il piccolo gesto che porti a quello grande. Ci sono molte azioni buone il problema è che poi non vengono selezionate nei grandi media mentre vanno avanti programmi che promuovono modelli negativi. A fine giornata alle persone piace rilassarsi davanti alla televisione con modelli mediatici che spesso non aiutano a portare positività.

 

Può il giornalismo rappresentare uno strumento per aumentare la fiducia e ridurre la conflittualità?

Sì, lo può diventare. Il problema è che la maggior parte dei giornalisti secondo me ci mettono troppo del loro, vanno a romanzare quello che è l’articolo, quello che racconta. In Italia vediamo che ci sono giornali schierati politicamente, quello più attento all’ambiente, quello meno, di conseguenza anche la gente si targettizza: compra La Repubblica perché ha un colore o Il Corriere della Sera perché ne ha un altro. Se a monte vengono posti i target la gente li segue. E questo lo possiamo vedere a livello nazionale così come a livello locale. L’idea infatti di creare, quasi dieci anni fa, “il Gazzettino della Domenica Sport” era proprio quella di evitare di parlare di politica, evitare le cose negative, furti, incendi e quant’altro, ma parlare di sport, con un obiettivo educativo, e
mantenere uno spazio culturale, perché la cultura crea rete, condivisione e squadra.

 

Qual è il suo contributo per una buona informazione?

Il mio contributo principale è l’investimento. Il mondo dell’editoria è molto difficile, si fa fatica a pagare i giornalisti, a ricevere pubblicità. Io ho scelto di investire in prima persona. Inoltre, quando condivido delle notizie sui social cerco di essere il più trasparente e apolitico possibile. Oggi la comunicazione si è spostata: non si compra più il giornale perché su Instagram e su Facebook hai già la pagina della tua rivista che ti dà la notizia, con la possibilità di commentarla. Ogni notizia ha un sacco di commenti, positivi e negativi, si crea un dibattito. Facebook, Twitter e simili sono oggi delle piattaforme dove nascono le notizie, a volte anche false, come nel caso delle Fake News, ossia notizie che nascono per creare allarmismi o bombe mediatiche.

 

Cosa vuol dire per lei vedere il bicchiere mezzopieno?

Guardare con più consapevolezza, con una visione focalizzata a quello che si vuol ricevere nella vita. La vita è un dono che possiede tutti gli strumenti possibili ed immaginabili, solo che non esiste un ascensore, solo una scala: tanto più impegno ci metti tanti più strumenti riesci ad ottenere.


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© MEZZOPIENO NEWS | TESTATA REG. TRIB. TORINO 19-24/07/2015
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