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In un contesto globale che vede un’accelerazione della corsa agli armamenti, un dato controcorrente arriva dall’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute: le importazioni complessive di armi in Africa sono diminuite del 41% negli ultimi cinque anni.
Si tratta di una delle riduzioni più marcate degli ultimi decenni che rileva un cambiamento di priorità in molte nazioni africane, sempre più orientate verso investimenti civili, infrastrutture e cooperazione regionale. Il calo non è legato all’andamento economico o demografico del continente. Le economie africane, infatti, sono in crescita costante anche se disomogenea. La diminuzione degli acquisti militari è la conseguenza soprattutto di scelte strategiche: ristrutturazioni interne, minori tensioni regionali e una maggiore attenzione allo sviluppo. Un ruolo decisivo lo ha avuto l’Algeria, che ha ridotto gli acquisti del 78%, influenzando in modo significativo il dato complessivo continentale. Altri Paesi africani come la Tunisia, con una spesa militare tra le più basse del Nord Africa, hanno ridotto notevolmente gli acquisti di sistemi d’arma pesanti. Il Kenya ha rallentato le importazioni di armi, privilegiando infrastrutture, energia e digitalizzazione. Il Ghana, uno dei Paesi più pacifici dell’Africa occidentale, per esempio importa pochissime armi, investe molto più in educazione e governance che in armamenti o lo Zambia che ha importazioni quasi nulle.
L’Africa pesa oggi il 4,3% delle importazioni globali di armi, il valore più basso dagli anni ’60.
Questa riduzione apre spazi nuovi. Meno risorse destinate agli armamenti significa più possibilità per istruzione, sanità, energia pulita e sviluppo locale.
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Articolo di: LucaStreri
Per approfondire le fonti originali: Stockholm International Peace Research Institute; Global Peace Index; foto di Muloki Peter
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