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NELLE CASE CON L’ALZHEIMER PER VALORIZZARE LA FRAGILITÀ

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Si chiama “Prendi l’Alzheimer per mano” il progetto che dà una risposta alle famiglie coinvolte in prima persona
nella cura e nel sostegno di un parente con problemi di demenza.

A partire da
un dato: l’80% dei malati di Alzheimer vive nella propria abitazione.
Attraverso un programma specifico è stato formato un gruppo di volontari per
assistere a domicilio queste famiglie, in particolare quelle che non riescono
ad accedere all’aiuto pubblico e non hanno le risorse economiche per contare su
quello privato.

Questo servizio, nato a Torino dalla onlus Infine, coinvolge 10 volontari e 30
famiglie. Ai familiari sono offerti gruppi di sostegno condotti da un neuropsicologo per condividere le difficoltà e migliorare le proprie competenze
di cura; parallelamente, i malati partecipano a gruppi di stimolazione
cognitiva. Un sostegno emotivo, pratico e sociale alla famiglia nella sua
interezza, in un’ottica intergenerazionale che non trascura i bambini: lo dimostra
la recente pubblicazione “Lo scoiattolo Tap e i racconti della nonna”, che affronta
un tema tanto delicato con parole che parlano al loro mondo. Tra le attività di Infine, anche gruppi di auto-mutuo aiuto e guidati sul tema del lutto,
dell’invecchiamento, della malattia e una “palestra per la mente” per gli
anziani sani.

“In una civiltà che ha come valori il denaro, il successo,
la giovinezza e la velocità”, afferma la presidente Marina Sozzi, “noi vogliamo
contribuire a costruire una cultura dell’ascolto, della condivisione, della
consapevolezza e della valorizzazione della fragilità umana.”


Fonte: Infine Onlus – 31 maggio 2017

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