La buona notizia del giorno ■

A Torino alcuni medici stanno introducendo un uovo tipo di cura, quella che non utilizza solo farmaci ma attività che procurano effetti benefici per le persone e per la loro salute.
Letture, laboratori di collage, corsi di danzaterapia, passeggiate di gruppo, lezioni di Tai Chi Chuan, ascolto di musica condiviso e aperitivi tra mamme. Sono queste alcune delle cure che a Torino vengono oggi prescritte dai medici di base organizzati dal Polo Culturale Lombroso 16, accanto alle terapie farmacologiche tradizionali. L’obiettivo è ridurre isolamento e disagio, rafforzare l’autostima e il benessere mentale e promuovere la salute complessiva dell’individuo attraverso le energie che già esistono nella nostra società e che connettono tra loro persone, ambiente e spazi.
La cosiddetta social prescription si fonda sulla definizione di salute dell’OMS, intesa come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”. A Torino il progetto coinvolge circa 4.000 pazienti: oltre alla ricetta medica, ricevono una “ricetta sociale” con attività mirate, accompagnata da un bugiardino che ne illustra benefici e controindicazioni. La partecipazione viene monitorata con una tessera a bollini e verificata in successivi controlli medici.
Figura chiave è il link worker, un operatore che collega medici, pazienti e associazioni, co-progettando percorsi personalizzati. Dietro molte patologie si celano problemi sociali: solitudine, fragilità, mancanza di reti di sostegno. La prescrizione sociale mira a colmare questi vuoti, alleggerendo la pressione sul sistema sanitario e promuovendo una medicina più umana e preventiva. L’obiettivo è estendere il modello ad altri quartieri e città, rendendo la cura un’esperienza di comunità.
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Articolo di: Luca Streri
Per approfondire le fonti originali: Associazione Nessuno – Lombroso 16
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