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La Corte Suprema dell’India ha stabilito il 30 gennaio 2026 che la salute e l’igiene mestruale sono un diritto fondamentale, parte integrante del diritto alla vita, alla dignità e all’autonomia corporea garantiti dalla Costituzione.
La sentenza, da molti definita epocale, obbliga tutte le scuole del Paese a fornire assorbenti gratuiti, servizi igienici adeguati e acqua pulita, riconoscendo che la mancanza di questi elementi limita l’istruzione e la libertà personale delle ragazze . Il pronunciamento assume un valore ancora più profondo in un Paese dove le donne affrontano quotidianamente discriminazioni strutturali. In India, parlare di mestruazioni è ancora un tabù radicato, e molte donne vengono isolate durante il ciclo o escluse da luoghi pubblici e religiosi. Milioni di ragazze mancano regolarmente da scuola durante il periodo mestruale per mancanza di prodotti igienici e infrastrutture adeguate, con un impatto diretto sul loro futuro educativo e lavorativo.
Riconoscere la salute mestruale come diritto costituzionale significa, per la prima volta nel grande Paese asiatico (il secondo più popoloso al mondo), affermare che il corpo delle donne appartiene alle donne, e che lo Stato ha il dovere di proteggerne la libertà, la salute e la dignità. La Corte ha sottolineato che l’autonomia corporea non è un privilegio, ma un diritto umano essenziale, troppo a lungo negato in una società ancora profondamente patriarcale. Questa decisione apre una nuova strada per l’uguaglianza di genere in India: una conquista che apre ad un nuovo modo di considerare la vita di centinaia di milioni di donne e ragazze.
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Articolo di: Luca Streri
Per approfondire le fonti originali: Corte suprema indiana
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