La buona notizia del giorno ■

In un settore spesso associato a sprechi e filiere opache, cresce il numero di brand che scelgono di sperimentare collaborazioni ad alto impatto sociale. È in questo spazio che si inserisce l’esperienza di Progetto Quid, una cooperativa italiana che lavora sul recupero delle eccedenze tessili trasformandole in opportunità di lavoro per persone in situazioni di fragilità.
Il progetto, nato all’interno di piccoli laboratori sartoriali locali, ha coinvolto nel tempo marchi internazionali molto noti, interessati a coniugare sostenibilità, qualità e responsabilità sociale. La collaborazione con Borbonese, ad esempio, ha portato alla realizzazione di borse e accessori; con Dolce & Gabbana sono nate uniformi e capi professionali, mentre con Vivienne Westwood sono state prodotte fasce per capelli e accessori tessili. Collaborazioni simili hanno coinvolto anche Guess e altri nomi di primo piano del fashion system. Per i brand, queste partnership rappresentano un modo concreto di ridurre gli sprechi e sperimentare modelli produttivi più responsabili. Per le persone coinvolte nei laboratori – attivi tra Padova, Verona città e il carcere di Montorio – significano formazione, occupazione stabile e competenze trasferibili, con un’attenzione particolare a storie di disabilità, migrazione, tratta e reclusione.
Nel tempo questo modello ha attirato l’attenzione di un centinaio tra aziende e grandi organizzazioni interessate a sviluppare produzioni responsabili, dimostrando che sostenibilità e impatto sociale possono dialogare anche con il mondo profit. Non una soluzione definitiva ai problemi del settore ma un esempio replicabile di come economia circolare e giustizia sociale possano procedere di pari passo.
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Articolo di: Diego Mariani
Per approfondire le fonti originali: Progetto Quid
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