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Una novità destinata a segnare un punto di svolta nel welfare aziendale italiano arriva dal nuovo contratto di secondo livello firmato tra il gruppo bancario Intesa Sanpaolo e le organizzazioni sindacali. L’accordo introduce, per i dipendenti con figli fino a tre anni, la possibilità di accedere alla “settimana cortissima”, una formula che prevede quattro giorni lavorativi da 7,5 ore, per un totale di 30 ore settimanali, a parità di retribuzione e contribuzione. È la prima misura in Italia che riduce l’orario di lavoro in modo così significativo, mantenendo lo stipendio pieno e rendendola disponibile a una platea ampia di genitori, all’interno di un contratto collettivo aziendale.
La settimana cortissima si inserisce in un pacchetto più ampio di interventi dedicati alla genitorialità. Tra questi figurano permessi retribuiti per visite mediche legate alla procreazione assistita, permessi per l’accertamento della disabilità del figlio, agevolazioni per l’assistenza ai bambini con bisogni educativi speciali, un bonus nascita di 1.200 euro e ulteriori permessi per accompagnare i figli fino a sei anni a visite e attività scolastiche. Il contratto prevede inoltre la possibilità di usufruire, in alternativa alla settimana cortissima, di 12 ore settimanali di permessi retribuiti. L’accordo, valido dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2029, consolida un modello di welfare integrato che unisce misure aziendali e contrattazione nazionale. Con questa scelta, il gruppo bancario diventa la prima azienda italiana a sperimentare una riduzione dell’orario di lavoro così avanzata, stabilendo un primato e un modello di riferimento nell’innovazione sociale e nel sostegno alle famiglie.
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Articolo di: Luca Streri
Per approfondire le fonti originali: Intesa San Paolo
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