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Per diverse decenni la crescita economica e inquinamento sono stati legati: più PIL, più traffico di veicoli, più combustione. Un’analisi condotta dal Norwegian Institute for Air Research su 2.475 grandi aree urbane nel mondo rivela che oggi quasi l’80% delle città sta vivendo un fenomeno inverso: l’aumento della prosperità economica si affianca ad una diminuzione del biossido di azoto (NO₂), uno degli indicatori più affidabili dell’uso di combustibili fossili e dell’inquinamento dell’aria.
Circa 2.000 città stanno crescendo mentre riducono la dipendenza dalla combustione. I dati sono il risultato di politiche di elettrificazione dei trasporti, standard emissivi più severi e investimenti nelle energie pulite che stanno attraversando tutti i continenti. La tendenza è particolarmente evidente in Cina, che da sola conta 719 città in questa categoria, incluse megalopoli come Pechino e Shanghai. Anche molte capitali europee, tra cui Parigi, Berlino, Roma e Amsterdam, mostrano un netto disaccoppiamento tra sviluppo e inquinamento atmosferico. In una minoranza, 390 città, si continua a registrare invece crescita economica accompagnata da un aumento delle emissioni, soprattutto in Asia meridionale e Medio Oriente, dove i sistemi energetici restano fortemente basati sulla combustione fossile.
Il biossido di azoto rappresenta un indicatore estremamente preciso delle attività di combustione. Le principali fonti sono veicoli, centrali elettriche e industrie. Pur non essendo un gas serra come la CO₂, è tra gli inquinanti più pericolosi, contribuendo a patologie respiratorie e cardiache, alla formazione di smog e ozono troposferico con incidenza negativa su ecosistemi e rese agricole.
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Articolo di: Ufficio studi Mezzopieno – Guarda altri grafici
Per approfondire le fonti originali: Norwegian Institute for Air Research; European Space Agency
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